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Categoria: Windows
Dopo le recenti notizie sui disservizi basati su piattaforme Microsoft e la lettera aperta al ministro Renato Brunetta (che non ha ancora risposto) inviata dall'Associazione Software Libero a proposito dei costosi protocolli d'intesa sottoscritti dalla Pubblica Amministrazione con Microsoft (che ad esempio fattura in Irlanda le licenze software vendute in Italia, con relativo danno economico per noi), suscita perplessità l'idea di ricerca, innovazione e abbattimento dei costi tanto pubblicizzata dal ministro.
Che un politico non abbia competenze tecniche informatiche è comprensibile: non è il suo mestiere; tuttavia è compito di ogni politico e più in generale di ogni dirigente saper formare uno staff tecnico competente che lo consigli nelle questioni non di sua competenza diretta; in più è compito di ogni politico e di ogni dirigente tenersi informato su cosa accade nell'ambiente circostante.
La notizia del centro di controllo della rete elettrica australiana è solo l'ultima di una vasta serie di casi eclatanti; citiamo per esempio le relativamente recenti decisioni della Borsa di Londra (fusa con la nostra Borsa di Milano) che tra l'altro sembra abbattano i costi in maniera più che significativa.
Senza entrare nel comparto tecnico, guardando un po' in giro possiamo notare che servizi come le Ferrovie italiane, tedesche e svedesi girino su piattaforma Linux (come le principali banche italiane), mentre le ferrovie svizzere utilizzano Sun Solaris (dopo una esperienza con Microsoft) e quelle spagnole siano su IBM Aix.
Le nostre Poste sono su Solaris come numerose grandi aziende, per esempio Vodaphone, Toshiba, HP, senza voler arrivare a Google o Yahoo! o al sito del Parlamento Italiano.
Insomma un po' di esempi non mancano: il trend e lo stato attuale e passato del mercato, se si è un minimo informati, sono facilmente comprensibili. È poco chiaro come mai per ridurre i costi e stroncare le inefficienze si debba finanziare Microsoft con fondi pubblici (senza neppure una gara d'appalto), un'azienda che all'Italia non porta granché e che, stando agli esempi sopra citati e allo stato del mercato, non è in grado di fare innovazione e men che meno ridurre i costi.
I prodotti di questa azienda non sono nati e non sono alla prova dei fatti in grado di soddisfare esigenze di stabilità, sicurezza e trasparenza richieste da servizi critici come possono esserlo quelli governativi.
Osservando l'IT governativo italiano, anche da piccoli spunti come i software per la compilazione della denuncia dei redditi (realizzati in linguaggio Java su più macchine virtuali obsolete, e distribuiti in modo da blindarli senza nessuna ragione tecnica evidente) viene in mente l'affermazione del senatore a vita Andreotti "A pensar male si fa peccato, ma si indovina". Non osiamo pronosticare quale futuro avrà l'IT in questo Paese.
Fonte: Zeusnews.com
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